Immagine illustrativa non ufficiale, AI-generated su prompt di Lorenzo Coppola per Sbraaa Magazine.
Nicolò Bulega parla come uno che il paddock lo conosce.
E quando tocca il tema MotoGP, lo fa senza romanticismi.
Alla presentazione del team Aruba Ducati SBK, il pilota romagnolo ha ribadito che il sogno della MotoGP è sempre lì, ma che il mercato 2026 non aspetterà nessuno. I contratti si stanno chiudendo presto e, per chi arriva dalla Superbike, la porta più probabile è quella della seconda ondata.
Bulega lo sa. E non si nasconde.
Test, cronometro, confronto diretto: alla fine è tutto lì.
Quando però il discorso scivola su Pecco Bagnaia, il tono cambia. Non per polemica, ma per logica. Secondo Bulega, un pilota che ha vinto due Mondiali in MotoGP non dovrebbe ritrovarsi su una Ducati satellite nel caso in cui non ci fosse spazio nel team ufficiale.
Non è una critica alla struttura Ducati.
È una riflessione sul valore di un campione e sul peso che certe scelte hanno in una carriera.
Bulega non indica una destinazione alternativa precisa. Dice solo che, in una situazione del genere, cambiare aria avrebbe più senso che restare a metà. Una lettura lucida, da pilota che guarda avanti e non al nome sul serbatoio.
Il messaggio, tra le righe, è chiaro:
nel 2026 non basterà essere forti.
Bisognerà essere nel posto giusto, al momento giusto.
