La MotoGP ritrova il Brasile nel 2026, tra entusiasmo dei tifosi e una lunga storia di motorsport. Immagine illustrativa.
Dopo più di due decenni di assenza, il Brasile è pronto a riabbracciare la MotoGP.
Un ritorno atteso, carico di significato, che va ben oltre una semplice nuova tappa in calendario.
L’ultima volta risale al 2004. Da allora il Mondiale è cambiato, il paddock si è trasformato, ma il legame emotivo tra il Brasile e le corse non si è mai davvero spezzato. Oggi quel filo si riannoda, in un Paese che vive il motorsport come una passione popolare, rumorosa, viscerale.
Il nuovo approdo sarà Goiânia, capitale dello Stato di Goiás, una delle aree più popolose e giovani del Brasile. Una scelta che punta dritto al cuore dei tifosi, in una nazione che ha sempre avuto un pubblico enorme e caloroso per le due ruote.
La storia, del resto, parla chiaro.
Il Brasile è stato casa MotoGP già dalla fine degli Anni ’80, prima a Goiânia e poi a Interlagos, lasciando ricordi forti e immagini rimaste nella memoria collettiva. Da Wayne Gardner a Valentino Rossi, fino a pagine più recenti che hanno segnato intere generazioni.
E il tempismo non è casuale.
Il ritorno della MotoGP in Brasile coincide con l’arrivo nella top class di un nuovo campione del mondo e con una fase storica in cui il campionato cerca mercati autentici, capaci di restituire atmosfera, energia e senso di festa.
Qui non si parla solo di un Gran Premio in più.
Si parla di identità, di cultura sportiva, di un pubblico che la MotoGP lo aspettava da anni, forse senza dirlo troppo forte, ma senza mai dimenticarla davvero.
Il Brasile è pronto.
E questa volta, sembra esserlo per restare.
