Nicolò Bulega in azione a Valencia: la Ducati si impenna sul rettilineo e regala una delle immagini più forti del weekend MotoGP.
A Valencia ci arriva così, con ancora addosso l’eco di Portimão. Non è un pensiero romantico, è proprio quello che ha detto lui: dopo la prima volta in MotoGP, Bulega si è portato dietro un mix di sensazioni strane, nuove, quasi pesanti. E non ha fatto finta di niente.
Ha spiegato chiaro che il weekend non era stato “normale”. Manco per idea. Il passaggio dalla Superbike alla MotoGP gli ha sbattuto in faccia tutto insieme: gomme Michelin da capire, freni di carbonio, una moto più rigida, più precisa, più delicata anche nelle piccole cose.
Lo ha detto proprio così: “Ho fatto errori che di solito non faccio”.
E non per scusarsi. Era solo la verità.
La frenata, poi… quella è stata il punto più complicato. A Portimão, nei primi giri, si ripeteva in testa tipo mantra:
“Non frenare come in Superbike. Non frenare come in Superbike.”
Perché la Ducati GP non perdona. Troppo diversa. Troppo sensibile. E infatti la Sprint gli è scappata via per una chiusura all’anteriore appena ha sfiorato il freno.
La gara lunga però è stata un’altra storia. Ha detto che lì, alla fine, il passo c’era. Era più calmo, più lucido, e l’obiettivo era uno solo: arrivare in fondo. Perché per lui, più che il risultato, contava accumulare giri, sentire la moto, capirla senza fare il matto.
E quel punto, il 15° posto è arrivato proprio così: costruito, non regalato.
Poi c’è la questione dei dati.
In Superbike, lo ha ammesso, non li guardava quasi mai.
In MotoGP invece sono diventati una specie di bussola. Ha avuto la fortuna di trovare i dati di Pecco, di Alex Márquez, di Aldeguer… ma lo ha detto senza giri di parole:
“Una cosa è guardarli. Un’altra è farli a 350 all’ora.”
Una frase secca, che spiega quanto sia grande il salto. E quanto non basti copiare: serve testa, fiducia, serve proprio un altro livello di sensibilità.
E ora che c’è Valencia?
Lui resta calmo. Lo ha ripetuto più volte: niente aspettative.
Il focus è lo stesso di Portimão: imparare.
Anche perché questa esperienza gli serve per quello che succede nel 2026, quando entrerà nel ruolo di tester Ducati per la nuova 850 con gomme Pirelli. Un lavoro importante, scelto da Ducati proprio perché con le Pirelli lui ci va forte davvero, al 100%.
E c’è pure un pensiero più grande, non nascosto ma nemmeno sbandierato:
il debutto MotoGP vero, quello del 2027, quando cambieranno le regole.
Lui non lo promette. Però ci crede.
Per ora resta così:
un pilota che ha fatto un salto enorme, senza preparazione lunga, senza l’inverno classico, e che ne è uscito con la testa più piena e più chiara di prima.
Niente proclami.
Niente frasi da poster.
Solo uno che ha capito quanto è diverso questo mondo… e che vuole tornarci già più pronto.
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