Marc Márquez e Marco Rigamonti a confronto nel box Ducati: tecnica, fiducia e dettagli che fanno la differenza.
Oh, detta semplice: quando parla Marco Rigamonti, io mi fermo sempre un secondo.
Perché non sta lì a fare poesia. Sta in trincea. E se uno così ti dice che Márquez lo ha sorpreso, allora c’è roba vera.
Rigamonti, capotecnico Ducati nel 2025 al fianco del 93, ha raccontato a Marca due cose che non si aspettava. E la parte interessante… non è solo tecnica.
La prima è ovvia, ma pesa: “quanto sia stato forte”. Parole secche. Quasi come a dire: ok, lo sapevamo, però… non così.
La seconda invece è quella che fa rumore, perché non la misuri col cronometro: l’aspetto umano. Rigamonti dice che Márquez, pur avendo un curriculum da “superstar”, a tavola e nei momenti normali risulta “meno VIP” di altri. E questa cosa, in un box che vive di tensione e dettagli, vale oro.
Poi c’è il punto che, secondo me, spiega metà del mondiale 2025: Marc non dubita. Mai. Rigamonti racconta proprio quell’effetto lì: se il pilota è convinto, la squadra smette di avvitarsi. Non vai giù di testa. Resti lucido. E la moto cresce.
E sì, Márquez e Ducati nel 2025 hanno fatto una stagione che, numeri alla mano, è stata un rullo: Ducati parla di titolo con largo anticipo e di statistiche pesantissime tra Sprint e gare lunghe.
Ultimo passaggio, quello “da alieno”: Rigamonti sottolinea la capacità di salvare la moto quando sta per cadere. Non magia da film. Roba costruita. Allenamento. Esperienza. E un livello di controllo che ti lascia lì, zitto.
E chiude con una frase che fa pure un po’ paura agli altri: in certe gare, dice, non era nemmeno al 100%. Quindi sì… il 2026, se parte uguale, potrebbe essere una storia molto lunga per tutti.
