Toprak Razgatlioglu, protagonista ai FIM Awards, parla della sfida MotoGP e dell’obiettivo podio nel 2026.
Toprak Razgatlioglu si presenta ai FIM Awards con quel suo modo semplice, quasi disarmante, ma dentro c’è già la testa alla MotoGP. E da uno come lui te l’aspetti: tre mondiali, una stagione chiusa col titolo all’ultimo respiro, e ora il salto più grande della carriera.
E proprio parlando del suo 2026, Toprak lascia cadere una frase che pesa parecchio:
«Se farò podio, sarà buono per il nuovo contratto».
Detto così… secco. Senza filtri. Alla Toprak.
Durante l’evento di Losanna ha ripercorso l’anno passato, un inizio duro con la BMW, poi la rimonta, tredici vittorie di fila, e quel finale teso dopo la caduta nella Superpole Race. Ma il titolo era l’obiettivo, prima di salire in MotoGP, e alla fine lo ha portato a casa.
C’è anche un momento curioso che racconta della sua nuova popolarità in Turchia:
«Sono più famoso grazie a Nicolò Bulega… quando sono caduto, il video è diventato virale».
Detto con il sorriso, ma reale. Perché da quel giorno – racconta – la gente lo ferma ovunque, foto, strette di mano, complimenti. E questo ha spinto ancora di più l’interesse per il motorsport nel suo Paese.
«Se in MotoGP arriveranno risultati, magari nel 2026… forse nel 2027… in Turchia sarà ancora più grande», dice.
E qui non sta esagerando. La crescita la sente, la vede.
Poi c’è la parte tecnica, quella che divide MotoGP e SBK come due pianeti:
stile di guida diverso, gomme diverse, sensazioni diverse.
Toprak lo dice chiaro: «Devo imparare tutto».
E non finge che sarà facile.
A un certo punto racconta anche della serata a tavola con Marc Márquez: «Abbiamo parlato di tutto». E già questo ti fa capire quanto velocemente stia entrando nel nuovo mondo.
E alla fine torna la frase che rimane lì, sospesa, come un obiettivo che fa battere il cuore più forte:
«Spero nel podio… e sarebbe incredibile per il nuovo contratto».
Così.
Diretto.
Senza fronzoli.
Con quella fame che, alla fine, fa la differenza.
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